Tematiche legate al mondo giovanile e alla movida notturna nelle due prime puntate di Patti Chiari. Dopo Test choc sulla cocaina, sugli schermi della RSI Il Ticino delle risse. Due serate che hanno mobilitato il pubblico, facendo breccia anche nei più giovani. Abbiamo voluto incontrare Lorenzo Mammone, produttore e volto della trasmissione d’inchiesta alla sua diciottesima edizione.
Patti Chiari 2026, una stagione che è iniziata col botto. Come sono state accolte queste due prime puntate?
Se guardiamo gli indici d’ascolto la risposta è chiara: due puntate con indici altissimi! I temi che riguardavano i giovani hanno interessato molto l’opinione pubblica, i cittadini, il cantone. Queste serate hanno sollevato dibattito. C’è chi mi ha raccontato di aver visto la puntata con i propri figli, che avevano avuto l’informazione dai social! Sono fasce altrimenti difficili da coinvolgere nel nostro programma! Le puntate si sono trasformate in preziose occasioni per discutere con loro di temi quali la violenza, o la droga. Ed è qui che il ruolo del servizio pubblico si realizza appieno.
Va detto che i problemi sono sempre esposti dal punto di vista del cittadino, e per il cittadino. Non è una semplice lettura del fenomeno fine a sé stessa, non affrontiamo mai i temi in questo modo, generico. Quello che ci interessa è la ricaduta sulle persone. Cosa significa il consumo di cocaina nel bar dove bevi il caffè tutte le mattine? O il fatto che ne circola parecchia dove tuo figlio esce la sera? Lo stesso vale per la violenza: cosa vuol dire vivere in un luogo dove avvengono scene di violenza, avere paura nel proprio quartiere? Sono temi di società.
Cosa ci aspetta nelle le prossime puntate?
Temi decisamente più classici! Venerdì parleremo dell’aumento del premio delle casse malati. Purtroppo l’argomento torna quasi annualmente… Poi parleremo di truffe, un sempreverde a Patti Chiari, e di problemi legati al territorio in senso stretto, come i semafori che fanno discutere. Si parlerà del settore della vendita, con una serata sui grandi discount e il cambio di assetto con l’arrivo di Action, che ha i prezzi più bassi di tutti. Ci saranno anche temi legati allo spreco alimentare e alla salute, in particolare sulla correlazione tra obesità, cancro e insaccati. E altro ancora, ma lasciamo un po’ di sorpresa, non posso mica dire tutto!
In generale la vostra missione è quella di andare oltre, raccontare quanto non si vorrebbe vedere. E non tutti si troveranno d’accordo, immagino…
Sì, la trasmissione affronta anche temi delicati, e può essere divisiva. Ci sono sempre opinioni diverse. Noi trattiamo gli argomenti attraverso una tesi che portiamo avanti non per partito preso, ma perché quando realizziamo un’inchiesta abbiamo il privilegio di poterci informare ad ampio raggio e quindi di poter esprimere il nostro punto di vista in maniera autonoma e con cognizione di causa. Questo crea disagio, a volte. Dico sempre che non si può rimanere neutri di fronte agli scandali, ci sono sempre una vittima e un carnefice, noi ci schieriamo certo, ma è anche la forza del programma.
E come ci si sente a essere colui che alza il tappeto per mostrare quel che c’è nascosto sotto?
È la base del lavoro giornalistico d’inchiesta, è il mio ruolo, e devo dire che mi sento a mio agio a sollevare i problemi! Ho una passione per quello che faccio, e, come i miei colleghi, coraggio. Quando riesci a mettere in luce i problemi in maniera chiara sai che ti esponi, e lì ci vuole coraggio. Denunce, tentativi di bloccare i servizi, paura di sbagliare, sono aspetti che ci toccano da vicino. Noi operiamo come ‘cani da guardia del potere’, siamo i controllori del sistema. E per questo ringrazio i miei colleghi.
Il vostro lavoro d’inchiesta necessita una solida equipe.
Certo, è un lavoro che si è costruito negli anni. Ci sono i profili giusti, i giornalisti che arrivano vengono seguiti. È necessario un approccio rigoroso alle regole del giornalista. Noi ci schieriamo sì, ma abbiamo regole da rispettare. La buona fede, la necessità di osservare i problemi e affrontare i temi con equilibrio. Ci vuole una buona preparazione, per portare avanti un’inchiesta complessa. Bisogna sapere come muoversi, quando sentire le parti coinvolte e come. Offrire a tutti il diritto di risposta, verificare le fonti. Tutto questo lavoro è fatto da colleghi che si muovono con grande professionalità. Nella nostra squadra c’è poi una persona responsabile del servizio giuridico RSI. Perché qualsiasi inchiesta ha delle ricadute. Anche banalmente per un test sul panettone.
Una puntata che non scorda, e una invece che scorderebbe volentieri…
Ce ne sono tante da ricordare, ma su tutte l’inchiesta su una nota marca di divani che abbiamo realizzato qualche anno fa. Abbiamo raccontato tutto quello che non corrispondeva all’immagine che promuoveva l’azienda attraverso la pubblicità. Problemi legati a come venivano reclamizzati i prezzi e le offerte speciali. Al tipo di proposta dei prodotti e del tema dell’artigiano di qualità. Molte cose non tornavano e noi abbiamo lo abbiamo raccontato. Quel che mi preme sottolineare però è che all’epoca loro facevano pubblicità sulla RSI. Ed è qui che vedi la forza e l’indipendenza del servizio pubblico: può permettersi di fare un’inchiesta su un’inserzionista importante. Nessuno mi ha bloccato nella messa in onda, perché il nostro editore è il pubblico.
Non c’è niente che scordo, perché ho sempre creduto in quel che facevo. C’è una frase famosa che dice ‘Io non perdo mai, io imparo!’ Se alcune puntate sono andate male, quelle sono servite a imparare.
In generale, lavorare per il servizio pubblico mi ha sempre garantito una grande libertà, e di questo sono molto felice.
a cura di Valentina Grignoli, Responsabile contenuti editoriali SSR.CORSI