Da un’idea nata sulle onde del servizio pubblico ottant’anni fa, la Catena della Solidarietà si è nel tempo professionalizzata e oggi la fondazione indipendente è una realtà consolidata, fiore all’occhiello del nostro Paese e collaboratrice fondamentale della SSR. Per sottolineare questo importante anniversario, e raccontare la straordinaria storia della Catena, la SSR.CORSI lo scorso gennaio aveva organizzato un evento pubblico all’Hotel Pestalozzi con protagonisti e personalità del mondo della solidarietà e dell’aiuto sociale.
Oggi vi proponiamo la voce di Michèle Volonté, delegata per la Svizzera italiana della Catena della Solidarietà.
Cosa significa farne parte per lei?
Le racconto qualcosa che mi emoziona molto. Cinque anni fa mi è stato richiesto di coprire questo ruolo, e allora mi era venuta alla mente un’immagine, quella di un bambino di sette anni che offriva il suo tempo libero per aiutare altri bambini meno fortunati di lui, che soffrivano per il conflitto appena concluso. Era il 1946, l’anno in cui si iniziava con la prima raccolta della Catena. Era una colletta per l’infanzia orfana e quel bimbo di sette anni era il mio papà, che ancora racconta ai nipoti, e ai loro compagni nelle scuole, come fosse difficile e al contempo gratificante accompagnare i bambini orfani da casa a scuola. Questo succedeva nella Svizzera tedesca e l’immagine mi accompagna ancora oggi perché rappresenta il valore della solidarietà radicato in me e nella nostra società. Valore dimostrato anche dall’ultimo Barometro della solidarietà, dove si misura che il 95% della popolazione svizzera identifica la solidarietà come un pilastro per la coesione sociale.
Personalmente, io credo anche che solidarietà sia prestare aiuto reciproco permettendo ai singoli individui di sentirsi parte di una collettività, che questa sia un nucleo famigliare o l’umanità tutta.
Un po’ di storia, quando nasce la Catena della Solidarietà, chi l’ha fondata e perché?
La Catena nasce il 26 settembre 1946 a Losanna, da un programma radiofonico diventato storico a Radio Sottens, l’antenata della RTS. Protagonisti sono Roger Nordmann, giornalista, e Jack Rollan, animatore e cantautore: professioni queste che rispecchiano quelle mie e di Carla Norgauer, abbiamo tenuto lo spirito dei fondatori! Loro hanno dato il via con una canzone, poi diventata storica, grazie alla quale invitavano il pubblico ad aiutare l’infanzia del dopoguerra. Si trattava di raccogliere beni materiali come scarpe, capi d’abbigliamento, cose così. Dopo una colletta ne veniva lanciata un'altra, e un’altra ancora, erano tutti anelli della catena. A livello figurativo poi, ogni anello è un individuo, che insieme crea una collettività.
La catena per noi che siamo nati e cresciuti qui è un’istituzione riconosciuta, come ha fatto a diventare quello che è oggi?
Negli anni dai beni materiali si era passati alle donazioni finanziarie. La Catena era diventata con il tempo il braccio umanitario di tutta la SSR. Nel 1983, vista la dimensione dell’istituzione, si è quindi deciso di creare una Fondazione, con struttura e persone formate per questo lavoro. È la più importante oggi per il finanziamento dell’aiuto umanitario. Continua a condividere i valori della SSR, che da canto suo ne consente la buona riuscita aiutando nella diffusione del messaggio. Ancora una volta, un legame forte come una catena.
Si può dire che incarna uno dei valori del servizio pubblico.
Il valore del servizio pubblico è alla base per la sua riuscita, questa Fondazione ha poi una struttura, una modalità operativa che ne garantisce sicurezza e credibilità. La Catena della Solidarietà opera poi con 28 Ong basate in Svizzera con cui ridiscute ogni tre anni un contratto di partenariato. Le Ong devono presentare i propri progetti per chiedere i finanziamenti e rispondono a criteri ben precisi. Criteri e progetti che vengono valutati all’interno della nostra fondazione se al di sotto dei 300.000 franchi, altrimenti valutati da esperiti esterni. Ma anche l’aiuto sociale svizzero è un pilastro della Catena: chiediamo periodicamente alle associazioni del territorio di mandare nuovi progetti, che valutiamo con gli stessi criteri.
Ci teniamo anche a essere presenti sul terreno, raggiungere le destinazioni, per capire se i progetti garantiscono sicurezza e credibilità alla Catena. Soprattutto andiamo ad ascoltare le vittime, le persone che hanno potuto ricevere il nostro aiuto, per capire cosa ha funzionato e cosa no, e per correggere il tiro se necessario. Questo è un elemento chiave per una buona riuscita in campo umanitario.
Quali sono le principali sfere d’aiuto della Catena della Solidarietà?
La Catena è conosciuta e ricordata soprattutto per l’aiuto in caso di catastrofi naturali in Svizzera e all’estero. E questo è il suo primo mandato. Noi siamo complementari allo Stato, alle assicurazioni, aiutiamo le persone. Al suo interno la Fondazione ha dei fondi permanenti, ed il più importante è il fondo per la protezione dell’infanzia. È un fondo che ci sta a cuore, perché mira ad aiutare l’infanzia vittima di violenza. Ma ne ha un altro, nuovo, nato pochi anni fa di cui andiamo particolarmente orgogliosi. È quello dedicato ai giovani in difficoltà. Ragazzi dai 14 ai 25 anni che faticano a trovare un ruolo nella società, nella vita professionale e non solo. È un aiuto attivo in Svizzera, che vedrà prima di Natale una raccolta fondi dedicata.
Un altro obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione ai conflitti e alle crisi nel mondo. Questo avviene grazie alla collaborazione con la SSR e il suo mandato di servizio pubblico. Ci sono 170 conflitti nel mondo oggi, è una situazione grave tanto quanto quella alle origini della Catena nel secondo dopoguerra. Parliamo per esempio della crisi in Sudan, una delle peggiori crisi attuali. Il 29 ottobre la Catena, con la SSR, vi dedicherà una giornata internazionale. È importante che al di là della raccolta ci sia spazio a livello mediatico, per la sensibilizzazione.
Ci sono campagne che l’hanno colpita più di altre? Non deve essere facile, a livello emotivo, avere a che fare con le tragedie così da vicino.
Non dimentico quella di due anni fa, conseguente alla tragedia in Valle Maggia e in Mesolcina. Quando accade un disastro naturale a casa nostra ci si emoziona particolarmente. Soprattutto quando poi si va sul posto, si conoscono le persone, si cerca di capire come poterle aiutare.
Anche la situazione in Ucraina mi ha toccata molto. Subito dopo l’invasione russa in Ucraina la Catena ha indetto una raccolta fondi nazionale organizzata a Besso. È stata una giornata molto forte. Abbiamo raccolto 119 milioni di franchi, che sono poi diventati 140. È stata la seconda miglior raccolta, dopo quella per le vittime dello Tsunami nell’Oceano indiano del 2004, per la quale avevamo raccolto ben 227 milioni. Non si può dimenticare l’operato della Catena anche in seguito alla tragedia toccata al villaggio di Gondo nel 2000, allora abbiamo raccolto 74 milioni.
Sono numeri importanti…
Sì, in ottant’anni sono stati raccolti ben 2,2 miliardi di franchi svizzeri con 275 raccolte organizzate, in 124 paesi, nei quali abbiamo operato con diverse Ong.
La catena non esisterebbe senza il pubblico della SSR, perché è proprio tramite il pubblico che veniamo sostenuti. Le voci delle unità regionali sono fondamentali. Noi abbiamo la fortuna di avere quella di Carla Norghauer, ed è proprio grazie al suo cuore, la sua voce, il suo animo (lo fa da più di vent’anni), che riusciamo a entrare nelle case della gente e a portarci i temi della solidarietà.
a cura di Valentina Grignoli, Responsabile contenuti editoriali SSR.CORSI