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Da diversi anni ci si interroga sul ruolo dei media e dell’informazione, consapevoli della loro importanza per tutta la società. Questa sensibilità all’informazione non è di certo minore nelle valli periferiche, dove le notizie non mancano ma non sempre ci sono i mezzi economici e strutturali per dar loro il giusto spazio mediatico. Ne abbiamo parlato con Margherita Gervasoni, per anni responsabile delle pagine della Voce del San Bernardino pubblicate all’interno del settimanale Il Grigione Italiano e che si è spesso occupata di informazione nel Moesano.
Cara Margherita, qual è stato il tuo percorso di avvicinamento al mondo del giornalismo, com’ è nata questa passione?
Come tutte le avventure più interessanti della mia vita, anche quella dell’esperienza giornalistica con La Voce del San Bernardino mi si è presentata in modo inatteso. Per quanto qualche anno prima mi fossi candidata senza troppa convinzione e senza successo per la sostituzione dello storico Redattore Marco Tognola, non mi ero mai occupata di cronaca giornalistica locale, avendo piuttosto lavorato nell’ambito della critica d’Arte, in collaborazione con associazioni artistiche e artisti per i quali scrivevo saggi, recensioni e presentazioni in occasione di eventi specifici. Quando qualche anno più tardi, l’Associazione amici della Voce del San Bernardino mi ha contattata per sapere se fossi interessata a sostituire l’allora dimissionaria redattrice Katia Daghini, pur non avendo un’esatta idea di quale fosse l’impegno a cui avrei dovuto fare fronte, ho d’impulso accettato l’incarico, spinta più da un autentico desiderio di vivere in modo più diretto e concreto la realtà del Moesano che da un’effettiva fiducia nelle mie competenze giornalistiche. Ed è stato un fantastico percorso che mi ha permesso di avvicinare e conoscere una moltitudine di persone di tutte le generazioni, tutte animate da grande operosità, concretezza e progettualità. Grazie a loro ho scoperto l’incredibile ricchezza di iniziative culturali, imprenditoriali e sociali che caratterizza il tessuto sociale del Moesano e che ho cercato di diffondere e promuovere attraverso le pagine del settimanale. Non avrei mai potuto capire altrettanto il territorio e la sua gente se non avessi accettato di lavorare per l’ormai unico settimanale cartaceo della Mesolcina e della Calanca e spero di aver saputo offrire, in cambio, il dovuto servizio informativo.
Per anni sei stata una delle penne più rappresentative del settimanale Il Grigione italiano e in particolare per le pagine legate al Moesano, che dal 2024 vengono invece curate da Padre Nicola Mastrocola. Come è evoluto in questi anni il settimanale? Anche in una piccola realtà come la vostra il passaggio dal lineare al digitale ha avuto delle ripercussioni significative?
Diciamo che le nuove generazioni, a parte qualche caso eccezionale, più che a un settimanale cartaceo che riporta la cronaca locale, tendono a dar credito e importanza all’informazione fai da te dei social, alla ricerca di pettegolezzi e commenti aleatori o piccanti piuttosto che di un’effettiva informazione. Ma questa è ormai una realtà “globale”.
Per tutta risposta il settimanale, sia attraverso il cartaceo che attraverso il sito e la pubblicazione online, ha cercato e sta cercando di dare concretezza alla nascita di un’identità grigionitaliana affrontando periodicamente indagini che mettano a confronto le diverse realtà geografiche su temi specifici d’interesse comune. Al di là della cronaca locale si cerca, quindi, di offrire uno sguardo di più ampio respiro sul Grigioni Italiano nella sua complessità e in vista di opportune collaborazioni concrete su diversi piani.
Con il passare degli anni anche nel Grigionitaliano sono stati creati dei portali online per seguire l’informazione locale e andare incontro alle nuove modalità di informarsi della popolazione. Come valuti queste esperienze sparse sul territorio grigionese di lingua italiana?
Nulla in contrario ai portali online purché l’informazione si mantenga su un piano di serietà e professionalità nonostante le diverse modalità comunicative che lo strumento utilizzato implica: sono della vecchia scuola e non riesco a staccarmi dall’idea di Marshall Mc Luhan secondo la quale “il Medium è il messaggio”.
I media tradizionali e gli organi di informazione cartacei stanno sempre più perdendo terreno nei confronti dei giovani. Quale futuro vedi per l’informazione cartacea?
Qualche tempo fa, nell’ambito della cronaca del Jazz Festival della Calanca, parlando con alcuni dei musicisti ho colto una certa frustrazione da parte loro dovuta alla carenza di pubblico giovane tra il pubblico dei concerti dal vivo. Dalla loro analisi della situazione emergeva la chiara impressione che il “nuovo” pubblico, abituato a un consumo veloce delle offerte musicali presenti su social e in generale sulla rete, abbia perso l’interesse per manifestazioni che implichino l’ascolto di un solo gruppo o di un solo musicista per un tempo relativamente prolungato quale quello di un concerto. Le nuove generazioni preferiscono musica di facile e “agile” consumo, che non contempli la necessità di recarsi in un luogo specifico per essere fruita e che possa essere interrotta, sospesa, ripresa o tralasciata, in alternanza con altre attività in corso contemporaneamente. La stessa cosa succede all’informazione che per adeguarsi al modus vivendi dei “giovani adulti” deve avere un carattere sintetico ma accattivante, dev’essere fruibile in qualunque momento e da qualsiasi luogo e non da ultimo, deve avere tempistiche molto vicine all’istantaneità. L’informazione cartacea purtroppo non risponde a queste richieste prediligendo l’approfondimento e richiedendo del tempo supplementare per la completa lettura. I costi della stampa non facilitano la riproduzione di immagini a colori e le caratteristiche del cartaceo impediscono l’inserimento di documenti video. Il settimanale, infine, per definizione rinuncia all’istantaneità dell’informazione cercando di offrire un approfondimento della notizia che, purtroppo, non sembra più essere l’obiettivo del lettore più giovane, piuttosto interessato ad apparire informato in modo, magari un po’ superficiale, ma immediato. Ecco perché, come molte altre testate, anche Il Grigione Italiano e La voce del San Bernardino ormai da qualche anno stanno gradualmente implementando l’edizione online dedicata in particolare ai nuovi lettori, ma anche agli abbonati di vecchia data che gradualmente si vedranno costretti a rinunciare alla tradizionale edizione cartacea.
È risaputo che una delle principali difficoltà strutturali del Moesano, così come della Bregaglia e della Valposchiavo è quella di essere una regione italofona ma lontana – geograficamente – dal Ticino. Come valuti la copertura mediatica del servizio pubblico di queste regioni che vivono in una condizione di minoranza linguistica all’interno del loro cantone?
In effetti il Moesano rispetto a Bregaglia e Valposchiavo vive con il Ticino un rapporto più stretto e intenso sia sul piano economico che su quello sociale e culturale. Quotidiani cartacei e giornali online ticinesi riportano spesso notizie del nostro territorio sia pure spesso in forma molto sintetica. Più importanza e risonanza viene ovviamente attribuita a notizie d’effetto nei casi di polemica politica (generalmente a carattere comunale) o di eventi straordinari e catastrofi naturali con le loro conseguenze. Difficilmente viene invece dedicata la necessaria attenzione con indagini approfondite a tematiche a carattere generale sul piano ad esempio della formazione e dell’impiego, dell’economia, dell’energia, della salute o della realtà sociale e culturale specifiche locali del Grigioni Italiano. Questo dovrebbe essere il compito della stampa locale che, per altro (lo so per certo) viene letta con una discreta attenzione anche dalla a volte tanto lontana Coira. Per questo mi auguro che l’ultimo settimanale del Moesano, cartaceo o digitale che sia, trovi il modo di sopravvivere.
Il servizio pubblico sta attraversando un momento storico molto delicato. Quali sono i rischi per il Moesano nell’eventuale drastico ridimensionamento del servizio pubblico radiotelevisivo?
Mi auguro che il ridimensionamento non riguardi trasmissioni come Grigioni Sera o Voci del Grigioni Italiano che fino ad oggi hanno garantito quel minimo di approfondimento tematico di cui parlavo sopra, decisamente necessario per assicurare un’informazione precisa e seriamente motivata sia alla popolazione italofona che a quella germanofona del Cantone. Senza un servizio pubblico radiotelevisivo adeguato la minoranza linguistica grigionese, già in parte sconosciuta al resto della Confederazione, rischierebbe di diventare totalmente muta e ignorata.
di Marco Ambrosino, Segretariato SSR.CORSI